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Guida DocPaperless: le novità sulla fatturazione elettronica per il 2021

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15 gennaio 2021

 

La guida DocPaperless in forma di slides dello Studio F. Lupone è una guida per le imprese, le ditte, i professionisti, i lavoratori autonomi e le pubbliche amministrazioni, per fare il punto della situazione sulle recenti novità in materia di fatturazione elettronica mediante il Sistema di Interscambio.

La guida, nella versione del 15 gennaio 2021 è aggiornata Legge di Bilancio 2021 e agli ultimi documenti di prassi dell’Agenzia.

La guida potrà subire ulteriori aggiornamenti in futuro in quanto siamo in un contesto normativo comunque in evoluzione, quindi rimani sempre aggiornato sui social network dello Studio F. Lupone DocPaperless ed in particolar modo entra nel Gruppo LinkedIn gratuito “Digitale e Dematerializzazione”.

Apri, consulta e scarica la Guida del 15/01/2021.

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#DigitalProcessCompliance #DocPaperless #DigitalBigWolf #Fatturazioneelettronica #e-fattura #Conservazionedigitale

Grazie dell’attenzione!

L’Atto di indirizzo sulle politiche fiscali per gli anni 2020-2022: principali obiettivi paperless & cashless

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Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri ha firmato il 16 luglio 2020 l’Atto di indirizzo sulle politiche fiscali per gli anni 2020-2022 che è stato pubblicato sul sito istituzionale del MEF.

Tra i principali obiettivi indicati nell’Atto in merito ai temi di interesse dello Studio F.Lupone DocPaperless relativi alla fatturazione elettronica, ai corrispettivi telematici e ai pagamenti elettronici si desidera menzionare quanto segue, al fine di far comprendere in maniera sintetica l’indirizzo di azione del prossimo biennio.

Il DIPARTIMENTO DELLE FINANZE provvederà a supportare, sia dal punto di vista tecnico sia giuridico, l’evoluzione del sistema fiscale con l’obiettivo di favorire la compliance e rafforzare la lotta all’evasione e all’elusione fiscale, anche nell’ambito delle attività europee e internazionali riguardanti la fatturazione elettronica e l’e-procurement e le correlate attività di standardizzazione tecnica.

L’AGENZIA DELLE ENTRATE, nel rispetto del suo mandato istituzionale, provvederà a:

– Incrementare la digitalizzazione e la razionalizzazione dei processi fiscali, nell’ambito della più ampia strategia di    promozione della tax compliance, tramite una mirata attività di promozione dei pagamenti elettronici.

L’incentivazione ai pagamenti elettronici sarà perseguita tramite:

  1. l’automatizzazione del processo di fatturazione elettronica a seguito di pagamenti elettronici con lo sviluppo di servizi a valore aggiunto – offerti dal mercato – che possano automatizzare la generazione e la trasmissione della Fattura Elettronica utilizzando i dati che i soggetti coinvolti nella transazione detengono a seguito del pagamento elettronico;
  2. l’avvio della lotteria dei corrispettivi e della lotteria corrispettivi “cashless” finalizzata alla corretta e completa certificazione dei corrispettivi soprattutto nei rapporti business to consumer, dove è più alta la probabilità di evasione di imposta;
  3. l’emanazione di provvedimenti attuativi finalizzati ad introdurre, in evoluzione dei registratori telematici, altri strumenti più evoluti per la gestione dei pagamenti elettronici in grado di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi;
  4. l’emanazione di provvedimenti attuativi concernenti il credito d’imposta (30%) sulle commissioni bancarie legate ai pagamenti elettronici da parte dei consumatori finali per gli esercenti con volume di affari inferiore a 400mila euro.

– Facilitare la richiesta e l’erogazione dei servizi nei confronti dei contribuenti-utenti innovando e potenziando il sistema di “relazione a distanza”, così da migliorare l’accessibilità ai servizi e semplificare le procedure per la loro richiesta, attraverso:

g) il presidio e l’evoluzione della fatturazione elettronica attraverso il Sistema di Interscambio, unitamente alla  gestione a regime dell’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi anche ai fini dell’avvio della “lotteria degli scontrini”.

FAVORIRE LA COMPLIANCE VOLONTARIA DEI CONTRIBUENTI E PREVENIRE GLI INADEMPIMENTI TRIBUTARI

Si fa riferimento alle azioni dirette a migliorare il livello di adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e l’efficacia dell’azione di prevenzione degli inadempimenti tributari. In particolare, saranno perseguiti i seguenti obiettivi:

d) incentivare i pagamenti elettronici nell’ottica della digitalizzazione dei processi fiscali al fine di razionalizzare gli adempimenti degli operatori IVA anche per ottenere in via semplificata agevolazioni fiscali o incentivi.

CONTRASTARE L’EVASIONE E L’ELUSIONE FISCALE

Per attuare le diverse misure dirette a combattere l’evasione fiscale e a ridurre il tax gap, si punterà prioritariamente a:

a) migliorare la qualità dei controlli effettuati dall’Amministrazione finanziaria. In tale ottica, sarà altresì incrementato il ricorso agli strumenti di cooperazione internazionale, in particolare sarà ottimizzato l’utilizzo dei dati che derivano dallo scambio automatico di informazioni, incluso il Country-by-Country reporting, anche attraverso avanzate tecniche di analisi e valutazione del rischio di non compliance e di monitoraggio dei comportamenti di soggetti ad elevata pericolosità fiscale. Tali attività si baseranno anche sullo sfruttamento delle potenzialità derivanti dall’utilizzo di informazioni di natura finanziaria contenute nell’Archivio dei rapporti finanziari, nonché dei dati derivanti dall’introduzione generalizzata della fatturazione elettronica e dalla trasmissione dei corrispettivi che consentiranno di migliorare le analisi e i controlli incrociati tra le diverse operazioni dichiarate dai contribuenti e di monitorare i pagamenti IVA.

In dolce attesa delle Linee Guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici

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16 maggio 2020

 

Dal 16 ottobre del 2019 l’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato in consultazione pubblica le nuove Linee Guida in materia di formazione gestione e conservazione dei documenti informatici attuative del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD).

Le Linee Guida costituite dal corpo centrale, che contiene le regole generali, e dai seguenti sei allegati tecnici:

Allegato 1 – Glossario dei termini e degli acronimi

Allegato 2 – Formati di file e riversamento

Allegato 3 – Certificazione di processo per la dematerializzazione massiva dei documenti analogici

Allegato 4 – Standard e specifiche tecniche

Allegato 5 – I Metadati

Allegato 6 – Comunicazione tra AOO di Documenti Amministrativi Protocollati

 così come dichiarato da AgID nella pubblicazione hanno il duplice scopo di:

– aggiornare le regole tecniche attualmente in vigore sulla formazione, protocollazione, gestione e conservazione   dei documenti informatici oggi regolate nei DPCM del 2013 e 2014, applicabili alle pubbliche amministrazioni e agli operatori economici privati;

– fornire una cornice unica di regolazione sulla materia, in coerenza con la disciplina dei Beni culturali.

Lo Studio F.Lupone Docpaperless ha partecipato alla consultazione pubblica con tutta una serie di commenti e suggerimenti anche ai fini della semplificazione a favore di imprese e studi professionali. Per chi volesse approfondire e leggere i vari commenti di DocPaperless alla bozza delle Linee Guida CLICCA QUI.

Con una comunicazione del 1 aprile 2020, AgID in merito all’avanzamento dell’iter di pubblicazione delle nuove Linee guida ha chiarito che dopo aver concluso la consultazione pubblica, aver sentito le amministrazioni competenti e il Garante per la protezione dei dati personali nelle materie di competenza, nonché acquisito il parere della Conferenza unificata, ha provveduto ad inoltrare la bozza delle Linee guida alla Commissione europea per eventuali osservazioni sul testo, qualora il contenuto dovesse avere un impatto sul mercato interno dell’Unione europea ai sensi del Regolamento UE n. 1025/2012.

AgID ha di recente ricevuto dalla Commissione europea alcune osservazioni e prontamente ha provveduto a rispondere. Attualmente, l’Agenzia per l’Italia Digitale è in attesa di conoscere l’ultimo, definitivo parere della Commissione europea, senza il quale non può procedere alla pubblicazione delle Linee guida.

Altra novità interessante legate alle prossime Linee Guida, è la notizia del 7 maggio 2020 della pubblicazione della nuova edizione 2020 dello standard UNI 11386:2020 Supporto all’Interoperabilità nella Conservazione e nel Recupero degli Oggetti digitali (SInCRO).

La norma tecnica rivolta soprattutto a quei soggetti che operano nel settore della conservazione digitale, definisce la struttura dell’insieme di dati a supporto del processo di conservazione e recupero degli oggetti digitali, individuando gli elementi informativi necessari alla creazione dell’indice di conservazione e descrivendone sia la semantica sia l’articolazione per mezzo del linguaggio formale XML. La norma può essere acquistata dal sito dell’Ente Italiano di Normazione UNI cliccando qui.

La nuova edizione dello standard UNI SInCRO 11386 andrà a sostituire l’attuale edizione 2010 in uso nei processi di conservazione digitale dei documenti e dati elettronici e specificatamente richiamata come obbligatoria nel vigente DPCM 3 dicembre 2013. L’adeguamento alla nuova nuova SInCRO sarà legato al periodo di adeguamento che sarà disciplinato dalle prossime Linee Guida AgID che andranno a sostituire ed abrogare anche il DPCM 3 dicembre 2013, in qianto sono le nuove Linee Guida che renderranno obbligatoria la nuova edizione dello standard.

A tal riguardo c’è da sottolineare che causa il gravoso periodo di emergenza Covid-19 che stiamo passando, se le Linee dovessero essere pubblicate entro agosto, avere solo sei mesi per l’adeguamento alle stesse sarebbe a parer dello scrivente un tempo troppo esiguo, quindi la mia proposta è di dare a pubbliche amministrazioni e a privati operatori economici (in particolare agli Operatori di Conservazione) un tempo massimo di adeguamento di almeno 9 mesi se non 12 mesi dall’entrata in vigore dell’atto di regolamentazione o in alternativa prevedere una pubblicazione successiva al settembre 2020.

Non che non voglia far arrivare la cicogna dopo 7 mesi dall’apertura della consultazione pubblica :-), ma sinceramente il periodo di difficoltà delle aziende e PA italiane negli spostamenti, con cassa integrazione, ferie e permessi concentrati nei prossimi mesi e quindi minor capacità di potersi adeguare, difficoltà degli esperti di erogare in tempi brevi la necessaria formazione sulle novità, ritengo siano tutti motivi validi per prolungare le tempistiche di adeguamento!!

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La nuova firma elettronica online con identificazione SPID

news_image_34 maggio 2020

 

In un contesto web, di mobilità o di assenza dai normali luoghi di lavoro, può risultare difficile apporre una semplice firma su di un documento, specie se lo stesso acquista rilevanza particolare e se deve essere scambiato con delle controparti.

Oggi anche SPID diventa abilitante per la firma dei documenti digitali e l’importanza che viene data all’utente nelle varie fasi di processo per renderlo “consapevole” e responsabile di ciò che sta facendo ha portato il legislatore a emanare delle regole tecniche che prevedono un processo di firma dove l’utente è posto al centro delle varie fasi di creazione, firma e conservazione del documento informatico, nel “balletto” tecnologico tra i Gestori dell’identità digitale (IdP) e i Fornitori di servizi (SP) pubblici e privati.

Per facilitarne la comprensione è stata redatta un mini guida sulla nuova firma elettronica online con identificazione SPID assieme al dott. Robert Braga, Dottore Commercialista e Revisore legale, Professore a contratto presso l’Università del Piemonte Orientale, Presidente Commissione IT ODCEC Novara, Presidente dell’associazione culturale PROdigitale.
Consulta e scarica la mini guida cliccando qui. Buona lettura :-)

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Guida pratica completa sui corrispettivi telematici giornalieri c.d. scontrini elettronici

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8 luglio 2019

La guida pratica completa, in forma di dispensa-slide dello Studio F. Lupone, è una guida per le imprese, le ditte, i professionisti, i lavoratori autonomi, le software house, i produttori di registratori telematici e i service provider per divulgare le novità in materia di corrispettivi telematici giornalieri c.d. scontrini elettronici e in generale sulle novità che hanno modificato l’art. 2 del D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127.

La guida, nella versione del 8 luglio 2019, è aggiornata alla conversione in Legge n. 58/2019 del Decreto Crescita n. 34/2019, alla Circolare n. 15/E del 29 giugno 2019 e al Provvedimento del Direttore dell’AdE del 4 luglio 2019. Fare attenzione quindi ai successi aggiornamenti non ricompresi nella guida!

La guida potrà subire ulteriori aggiornamenti in futuro in quanto siamo in un contesto normativo comunque in evoluzione, quindi rimani sempre aggiornato sui social network dello Studio F. Lupone DocPaperless ed in particolar modo entra nel Gruppo LinkedIn gratuito “Digitale e Dematerializzazione”.

Apri, consulta e scarica gratuitamente la Guida pratica del 8/07/2019.

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Fabrizio Lupone

Digital Process Compliance Expert & Advisor & Trainer

Divulgatore

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Conversione in legge del Decreto Crescita n. 34/2019 – News su Fisco Digitale

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Il decreto Crescita n. 34/2019 è stato finalmente convertito nella legge n. 58 del 28 giugno 2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 29 giugno ed entrata in vigore il giorno dopo, 30 giugno 2019.

Lo Studio F.Lupone DocPaperless ha predisposto per i propri clienti e i propri followers un riepilogo delle principali novità in ambito fisco digitale. Per consultare l’approfondimento clicca qui.

Grazie per l’attenzione

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Fabrizio Lupone

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Cessione di beni intra UE e prova della fuoriuscita dei beni dal territorio: regolamento UE 2018/1912 e l’ausilio della digitalizzazione

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8 aprile 2019

 

L’art. 41 del D.L. n. 331/1993 convertito dalla legge n. 427/1993, come noto prevede la non imponibilità ai fini IVA per le cessioni di beni intracomunitarie intendendosi come tali le cessioni di beni a titolo oneroso nei confronti di un soggetto passivo IVA di un altro stato comunitario con spedizione beni fuori dal territorio italiano e destinazione verso un altro Stato membro UE con qualsivoglia modalità di trasporto.

E del tutto evidente che condizione necessaria per l’esenzione di cui al precitato art. 41 sia la fuoriuscita dei beni dal territorio italiano, sicchè è di fondamentale importanza per il cedente essere in grado di provare, ex post e specie in sede di verifica, l’avvenuta fuoriuscita dei beni dal territorio.

Nè l’art. 138 della direttiva n. 112/2006/UE in tema d’Imposta sul Valore Aggiunto, nè il regolamento UE n. 282/2011 avevano disposto alcunchè in tema di prova della fuoriuscita dei beni dal territorio del singolo Stato rimandando ai singoli Stati membri la facoltà di disporre in tal senso con le rispettive norme interne.

Lo Stato italiano attraverso il citato articolo 41 del DL n. 331/1993 ha disciplinato la non imponibilità ma nulla ha disposto in ordine agli strumenti di prova. Attraverso le risoluzioni n. 345/E del 28.11.2007 e n. 477/E del 15.12.2008 l’Agenzia delle Entrate, pur ritenendo che la prova ideale dell’avvenuto trasporto sia costituita dal CMR firmato per ricezione dal cliente, ammette, in mancanza dello stesso, ogni altro mezzo di prova.

Tuttavia è con la risoluzione n. 19/E del 25 marzo 2013 che l’Agenzia delle Entrate cerca di colmare il vuoto normativo trattando in modo sistematico il tema degli strumenti di prova e lo fa mutuando e confermando gli strumenti proposti dall’istante e più compiutamente:

  • il CMR elettronico, firmato digitalmente dal cedente, dal trasportatore spedizioniere e dal destinatario è messo a disposizione in formato pdf tramite piattaforma elettronica (osservando le peculiarità necessarie per la sua conservazione elettronica a norma di cui si dirà in seguito);
  • informazioni elettroniche estratte dal sistema informatico del trasportatore attraverso il tracking number da cui ricavare il DDT in formato pdf firmato dal trasportatore  nonché il numero d’ordine della spedizione della stessa (osservando le peculiarità necessarie per la sua conservazione elettronica a norma di cui si dirà in seguito);
  • ultimo ma non meno importante, un elenco di documenti dal cui complesso si possono ricavare gli stessi elementi presenti nel CMR:
  • DDT con presa in carico della merce da parte del trasportatore;
  • lettera del trasportatore che conferma di aver preso in carico la merce ed estratti del registro dello stesso che dimostrano la consegna;
  • ordine o contratto d’ordine del cliente;
  • pagamento della merce da parte del cliente;
  • attestazione del cliente che accusa l’avvenuta ricezione della merce.

Il novellato regolamento di esecuzione UE n. 2018/1912 del 4 dicembre 2018 interviene modificando il regolamento n. 282/2011 inserendo l’art. 45 bis con l’intento di armonizzare le condizioni alle quali le esenzioni possono  applicarsi fornendo soluzioni pratiche per le imprese nonchè garanzie per le amministrazioni fiscali.

In particolare, l’articolo sancisce una presunzione relativa che i beni siano stati spediti o trasportati dal territorio di uno Stato membro verso una destinazione esterna al proprio territorio ma nella Comunità in presenza di uno dei seguenti casi:

 

Caso A Caso B

Il venditore certifica che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da un terzo per suo conto ed è in possesso:

Il venditore è in possesso di:

di due degli elementi di prova non  contraddittori  di cui alla tabella 3A rilasciati da due diverse parti indipendenti, dal venditore e dall’acquirente

– di una dichiarazione scritta dall’acquirente, ricevuta entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, che certifica che i beni sono stati trasportati o spediti dall’acquirente, o da un terzo per suo conto, e che identifica lo stato membro di destinazione dei beni.

Tale dichiarazione scritta deve contenere:

 –   la data di rilascio;

–   nome e indirizzo dell’acquirente;

–   la quantità e la natura dei beni;

–   la data e il luogo di arrivo dei beni;

–  nel caso di mezzi di trasporto il numero di identificazione del mezzo di trasporto;

–  identificazione della persona che accetta i beni per conto dell’acquirente.

di uno qualsiasi dei singoli elementi di prova di  cui alla tabella 3A in combinazione con uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla tabella 3b, non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto e sempre rilasciate da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente

di uno qualsiasi dei singoli elementi di prova di  cui alla tabella 3A in combinazione con uno qualsiasi degli elementi di prova di cui alla tabella 3b, non contraddittori, che confermano la spedizione o il trasporto e sempre rilasciate da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente

 

 

Tabella  3A Tabella  3B
Documento o lettera CMR firmato. Il CMR contiene i dati della spedizione e le firme dei soggetti coinvolti, cioè il cedente, il vettore e il cessionario Polizza assicurativa relativa alla spedizione o trasporto dei beni
Polizza di carico Documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione
Fattura di trasporto aereo Ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito  di beni in tale Stato membro.
Fattura emessa dallo spedizioniere

 

La disposizione del suddetto regolamento europeo di dare prova documentale della fuoriuscita dei beni spediti o trasportati dal territorio di uno Stato membro verso una destinazione esterna al proprio territorio ma nella Comunità europea, fa riflettere sull’importanza di adottare una corretta gestione elettronica documentale, soluzioni usabili di sottoscrizioni elettroniche dei documenti di prova e una conservazione digitale a norma per tutto il periodo di conservazione di legge, quali strumenti di ausilio al raggiungimento dell’obiettivo di una corretta esibizione degli elementi di prova alla fuoriuscita.

La tecnologia e le procedure di digitalizzazione dei processi documentali permettono da tempo la sottoscrizione dei documenti (CRM, DDT, ecc.) in pdf con soluzioni di firma elettronica, qualificata o avanzata o non, sia con modalità remota web che con modalità grafometrica e la successiva conservazione a norma dei documenti informatici sottoscritti, pertanto c’è la facoltà e l’opportunità per le imprese italiane di adottare soluzioni di digitalizzazione documentale anche nell’ambito dell’effettiva movimentazione del bene dall’Italia ad un altro Stato membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione avvengano a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.

Si evidenzia che nella risoluzione n. 19/E del 25 marzo 2013 l’Agenzia delle Entrate nel suo parere ha indicato in particolare in merito agli obblighi di conservazione ed esibizione delle prove, a seguito di eventuale richiesta di controllo dell’Amministrazione, quanto segue:

“La Corte di Giustizia, nella sentenza in causa C-146/05, ha chiarito che la prova dell’avvenuta cessione intracomunitaria può essere prodotta anche in un momento successivo all’operazione. In tale causa la Corte ha giustificato la propria decisione poiché, successivamente all’esecuzione della cessione, erano emersi fatti non conosciuti al fornitore che avevano giustificato una rettifica delle sue scritture contabili (vedi sentenza citata, punti da 28 a 33). Quanto precede, ovviamente, non esclude che il fornitore debba acquisire e conservare i mezzi di prova con l’ordinaria diligenza. L’Amministrazione può quindi esigere che il fornitore adotti tutte le misure necessarie per evitare di partecipare ad una frode fiscale (sentenza in causa C-409/04, punti 65-66). Analogamente, si osserva che l’art. 39 del D.P.R. n. 633 del 1972, che disciplina la tenuta della scritture contabili, richiama l’art. 2219 del codice civile, ove è stabilito il principio di “ordinata contabilità”.

In conclusione, si ritiene che l’istante sia tenuto ad acquisire senza indugio le prove di cui sopra, ritenute valide a dimostrare una cessione intracomunitaria, appena la prassi commerciale lo renda possibile. L’istante, inoltre, dovrà conservare e rendere disponibili i predetti documenti per l’Amministrazione Finanziaria per il periodo previsto dall’art. 57 del D.P.R. n. 633/1972.“

Se si sceglie la modalità digitale a norma per dare evidenza e tracciare gli elementi di prova della cessione intracomunitaria ai fini dell’applicazione della non imponibilità dell’IVA, è necessario sapere  che da un punto di vista generale, i documenti informatici rilevanti ai fini tributari devono assolvere agli obblighi fiscali disposti dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 17 giugno 2014, vigente dal 27 giugno 2014.

La prima distinzione da fare è nella fase di formazione ed emissione di un documento (ad esempio un DDT o un CRM), è quella di distinguere se il documento con rilevanza fiscale ha natura informatica o analogica.

Un documento informatico, è definito dalla norma come “la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”.

L’art. 2, comma 1, del D.M. 17 giugno 2014 stabilisce che ai fini tributari, la formazione e l’emissione dei documenti informatici avvengano nel rispetto delle regole attuative del CAD, anche in materia di sottoscrizioni elettroniche, e dell’art. 21 del D.P.R. 633/72 in materia di fatturazione elettronica.

Il comma 2, altresì, specifica che i documenti informatici rilevanti ai fini tributari devono possedere  le  caratteristiche dell’immodificabilità, dell’integrità,  dell’autenticità e della leggibilità, e utilizzare idonei  formati  previsti dalle regole tecniche attuative  ovvero  utilizzare i formati scelti dal responsabile della conservazione, il quale ne motiva la scelta nel manuale di conservazione, atti a  garantire l’integrità, l’accesso e la leggibilità nel tempo del  documento informatico.

Un principio fondamentale espresso dall’art. 3, comma 1, lett. a) del D.M. 17 giugno 2014 è che in tutte le fasi di formazione, emissione, tenuta e conservazione dei documenti informatici, ai fini della loro rilevanza fiscale, siano rispettate le norme del codice civile, le disposizioni del codice dell’amministrazione digitale (CAD) e delle relative regole tecniche e le altre norme tributarie riguardanti la corretta tenuta della contabilità.

L’art. 4 del D.M. 17 giugno 2014, altresì, stabilisce gli obblighi ai fini tributari da garantire per il corretto procedimento di generazione delle copia informatica o della  copia per immagine su supporto informatico di un documento nativo analogico (es. cartaceo).

Si conclude, ricordando che una volta che un documento informatico, nativo informatico o analogico, è stato, ai fini della sua rilevanza fiscale, correttamente formato ed emesso, necessità di essere tenuto e conservato sempre nella modalità informatica secondo la normativa cogente per tutto il periodo di conservazione previsto da leggi e regolamenti.

Se vuoi rimanere aggiornato su tante novità inerenti la digitalizzazione dei documenti aziendali e dei professionisti, la fatturazione elettronica, l’e-procurememt, i corrispettivi telematici, l’esterometro, le firme elettroniche semplici avanzate e qualificate online in mobilità o in front-end, la formazione e conservazione digitale a norma, l’identità digitali, la pubblica amministrazione digitale, la sanità digitale, la blockchain, i sigilli elettronici, ecc. aderisci gratuitamente al Gruppo LinkedIn “Digitale e Dematerializzazione” clicca e iscriviti.

 

#DigitaleperunBenessereOrganizzativo

Grazie per l’attenzione

 

Paolo Simeone

Dottore Commercialista e Revisore Legale

Socio titolare presso Studio Associato Pariani & Simeone

 

Fabrizio Lupone

Digital Process Compliance Expert & Advisor & Trainer

Titolare presso Studio F. Lupone

DocPaperless Norma e Tecnica dei Processi Digitali

 

 

 

 

Esterometro necessario anche per il B2C estero: risposta AdE n. 85 del 27 marzo 2019

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Con la risposta n. 85 del 27 marzo 2019 ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito meglio l’ambito di applicazione dell’esterometro.

Prima di entrare nel merito del parere dell’Agenzia è bene proporre un sunto relativo all’adempimento dell’esterometro stesso. 

I soggetti passivi IVA, ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis del D.Lgs. n. 127/2015, sono obbligati a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non residenti e non stabiliti nel territorio dello Stato, quindi sia intra UE che extra UE (adempimento telematico c.d. ESTEROMETRO).

Si ricorda che il predetto adempimento è facoltativo per le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e per le operazioni per le quali siano state emesse verso clienti esteri o ricevute da fornitori esteri fatture elettroniche secondo il tracciato e le modalità del Sistema di Interscambio.

La trasmissione telematica dell’esterometro deve rispettare il tracciato xml e le regole di compilazione previste dalle specifiche tecniche allegate al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30/04/2018 e deve essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione (per data di ricezione si intende la data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’IVA). La prima scadenza di invio telematico dell’esterometro dei dati relativi alle operazioni di gennaio e febbraio 2019 è stata prorogata al 30 aprile 2019.

Tuttavia, si raccomanda di rimanere attenti in futuro sulla tematica dei termini di scadenza dell’esterometro, in quanto nel progetto di legge sulle semplificazioni fiscali vi è un emendamento che propone di differire il termine dell’esterometro a trimestrale o annuale.

Si ricorda, inoltre, che operativamente è possibile sostituire l’esterometro del ciclo attivo generando le e-fatture XML con finalità solo comunicative ossia valorizzando il campo “CodiceDestinatario” con il valore convenzionale di sette “XXXXXXX”. Ciò significa che l’invio ha solo la finalità di comunicare i dati dell’operazione di vendita verso l’estero all’Amministrazione finanziaria (la e-fattura non sarà consegnata dallo SdI al cessionario/committente), pertanto con i sette X non va mai inserito un codice fiscale o una partita Iva (esempio un rappresentante fiscale) esistenti in anagrafe tributaria italiana. Nei casi di mancanza di un identificativo fiscale estero si possono inserire nel campo Partita Iva il valore convenzionale di undici nove “99999999999”, si consiglia di non valorizzare il campo codice fiscale e di non inserire il codice Paese il valore IT altrimenti si attivano i controlli dello SdI.

L’Agenzia delle Entrate, altresì, ha chiarito con una faq che ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. n. 633/72 le operazioni svolte con soggetti residenti e stabiliti a Livigno e Campione d’Italia sono da considerarsi come operazioni transfrontaliere. Se per le fatture verso soggetti residenti nei comuni di Livigno e Campione d’Italia che hanno un codice fiscale presente nell’anagrafe tributaria italiana si vuole sostituire l’adempimento dell’esterometro del ciclo attivo, si può emettere in alternativa una e-fattura tramite SdI valorizzando il campo “CodiceDestinatario” con sette zeri “0000000” e dando una copia analogica o digitale al cliente finale di Livigno o Campione d’Italia. In tal caso la e-fattura viene messa a disposizione dallo SdI al cessionario/committente nella sua area riservata nel sito web dell’AdE.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito nelle faq che i dati delle operazioni di acquisto in reverse charge esterno (acquisti intracomunitari e acquisti di servizi extra UE) non sono soggette alle regole della fatturazione elettronica ma sono soggette all’obbligo di invio telematico dell’esterometro, ai sensi dell’art. 1 comma 3-bis del D.Lgs. n. 127/2015.

Si evidenzia, infine, che la comunicazione mensile dei modelli Intrastat rimane in vigore come adempimento, indipendente e separato dall’esterometro, ai soli fini statistici con le stesse regole semplificate, modelli e soglie in vigore da gennaio 2018 (modelli Intra 2-Bis per i soggetti che hanno acquistato beni intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a € 200.000 e modelli Intra 2-Quater per i soggetti che hanno acquistato servizi intracomunitari pari o superiori a € 100.000).

Entrando, ora, nel merito del parere dell’Agenzia fornito con la risposta n. 85/E del 27 marzo 2019 viene chiarito dalla stessa che ai fini dell’adempimento comunicativo dell’esterometro:

  • è rilevante solo la circostanza che il soggetto non sia stabilito in Italia, indipendentemente dalla natura dello stesso;
  • non è significativo il fatto che l’operazione sia o meno rilevante, ai fini IVA, nel territorio nazionale.

Pertanto, l’esterometro riguarda tutte le cessione di beni e le prestazioni di servizi verso e da soggetti non stabiliti nel territorio d Stato, senza ulteriori limitazioni (sempre ad eccezione delle bollette doganali e delle e-fatture veicolate tramite SdI). Anche se il cessionario/committente è un consumatore finale estero senza partita IVA, il soggetto passivo d’imposta, residente e stabilito in Italia, dovrà comunicare i dati delle operazioni di vendita effettuate nei confronti di tale consumatore.

In ultimo, ad avviso dello scrivente, è inoltre chiaro che i soggetti esonerati dalla fatturazione nella forma elettronica XML tramite il Sistema di Interscambio (ad esempio i forfettari, ecc.) siano esonerati anche dall’invio dell’esterometro. Il comma 3-bis dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 127/2015, introdotto con la Legge di Bilancio 2018, ha istituito il nuovo adempimento dell’esterometro per i  soggetti passivi di cui al comma 3 dell’art. 1 del medesimo decreto legislativo. Dato che al comma 3 dell’art. 1 sono disciplinati anche i soggetti esonerati dalle disposizioni sulla fatturazione elettronica, a parere dello scrivente, va da sé che questi soggetti esonerati siano esclusi anche dall’obbligo dell’esterometro. Tuttavia una comunicazione in merito da parte dell’Amministrazione finanziaria sarebbe opportuna.

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Risposta ad interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 78 del 19 marzo 2019

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21 marzo 2019

 

Finalmente si completa il percorso di chiarezza sulla modalità di fatturazione in caso di erogazione di prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche.

Con la risposta n. 78/E ad un interpello di un fisioterapista abilitato all’esercizio della professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore/massofisioterapista, l’Agenzia delle Entrate chiarisce le disposizioni da applicare per il 2019 in tema di fatturazione elettronica e prestazioni sanitarie nei riguardi delle persone fisiche.

Nel suo parere, l’Agenzia ricorda che ai sensi dell’art. 10-bis del D.L. n. 119/2018 cosiddetto “Decreto Fiscale collegato alla manovra 2019”, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 136/2018, è stato posto il divieto di documentare tramite fatturazione nella modalità elettronica XML mediante il Sistema di Interscambio le operazioni effettuate da quanti sono tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (STS), i quali, per il solo periodo d’imposta 2019, non possono quindi emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio, con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria.

Il predetto divieto per il 2019 è da applicarsi anche in caso di opposizione del paziente all’invio dei dati al STS e anche nel caso in cui una fattura contenga sia spese sanitarie, da inviare al Sistema TS salvo opposizione del paziente, sia altre voci di spesa non sanitarie.

L’Agenzia continua, poi, nel parere ricordando che l’art. 9-bis, comma 2, del D.L. n. 135/2018 cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, modificato dalle legge di conversione, n. 12/2019, è ulteriormente intervenuto in materia, stabilendo il divieto di emettere fatture nella modalità elettronica XML tramite il Sistema di Interscambio per il periodo 2019 anche ai soggetti che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, con riferimento alle sole fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.

Qui era sorto un dubbio in molti: il divieto per il 2019 è limitato solo alle prestazioni detraibili ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), Tuir o a tutte le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche?

Il 8 marzo 2019 in un parere per un osservatorio sul tema in questione avevo espresso l’opinione che tale regime di divieto si applica a tutte le prestazioni sanitarie nei riguardi di persone fisiche se comportano un trattamento di dati sulla loro salute, proprio per evitare violazioni alle disposizioni del Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Con la Risposta n. 78 del 19 marzo 2019 l’Agenzia conferma la mia opinione espressa affermando che per il 2019 è stabilito quanto segue:

a) le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche non devono mai essere fatturare elettronicamente via SdI. Ciò a prescindere, sia dal soggetto (persona fisica, società, ecc.) che le eroga e, in conseguenza, le fattura agli utenti, sia dall’invio, o meno, dei relativi dati al Sistema tessera sanitaria;

b) qualora, tuttavia, nell’erogare la prestazione, il soggetto (professionista persona fisica, società, ecc.) si avvalga di terzi, che fatturano il servizio reso a lui e non direttamente all’utente, gli stessi, fermi eventuali esoneri che li riguardino documentano tale servizio a mezzo fattura elettronica via SdI.

 

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La vidimazione iniziale sui libri sociali cartacei può essere eliminata

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Basta carta inutile, basta procedura di bollatura iniziale dei libri.

Nella maggior parte dei casi non siamo portati culturalmente a passare ad una gestione completamente digitale dei nostri processi documentali e lavorativi, a meno che sia il Legislatore a costringerci.

Una corretta trasformazione digitale delle imprese passa, invece, per un atteggiamento propositivo e culturale del management e mediante un’analisi e una conoscenza di nuovi processi e quindi anche mediante una crescita della competenza sulla digital compliance.

La digitalizzazione assicura una maggiore competitività solo se il management fa delle scelte “giuste” e capisce che la digitalizzazione dei processi documentali deve sì generare riduzione dei costi operativi, sì generare maggiore efficienza ma soprattutto deve assicurare nel tempo la generazione di un BENESSERE ORGANIZZATIVO per le risorse.

Altrimenti può essere meglio il processo che si basa sul cartaceo!! Diciamolo con forza: la digitalizzazione senza generazione nel medio-lungo termine di un benessere organizzativo è peggio del cartaceo!!

Oggi come caso d’uso concreto della digitalizzazione parliamo della vidimazione annuale sui libri sociali quale obbligo per le società di capitale (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a., comprese quelle consortili).

Si ricorda che la vidimazione iniziale è attualmente prevista come obbligo solo per i libri sociali obbligatori ex art. 2421 del Codice Civile), quali:

  • libro dei soci
  • libro delle obbligazioni
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti
  • ogni altro libro o registro per i quali l’obbligo della bollatura è previsto da norme speciali.

Questi libri, pertanto, vanno numerati e bollati presso il Registro Imprese della Camera di Commercio o presso un notaio.

Sei una società di capitali?

Lo sai che sono anni che è stata disciplinata con l’art. 2215-bis del Codice Civile la possibilità di formazione e tenuta informatica della documentazione tra cui i libri sociali senza quindi dover più assolvere alla vidimazione iniziale?

Il citato articolo del Cod. Civ. stabilisce che gli obblighi di numerazione progressiva e di vidimazione previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la tenuta dei libri, repertori e scritture sono assolti, in caso di tenuta con strumenti informatici, mediante apposizione, almeno una volta l’anno, della marcatura temporale e della firma digitale dell’imprenditore o di altro soggetto dal medesimo delegato.

Nell’ambito di una gestione informatica, quindi, al fine di assicurare ai libri sociali conformità alla normativa vigente e l’efficacia probatoria di cui agli articoli 2709 e 2710 del Codice Civile, è necessario garantire una redazione informatica a norma dei libri sociali e secondo il “principio del senza ritardo”, con apposizione delle necessarie firme digitali e di una marca temporale entro  30 giorni e poi garantire una conservazione conforme al D.M. 17 giugno 2014 e al D.P.C.M. 3 dicembre 2013.

Lo sai che potresti anche scoprire che l’assolvimento dell’imposta di bollo secondo l’art. 6 del D.M. 17 giugno 2014 ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse sia più conveniente rispetto alla modalità di assolvimento tradizionale ogni 100 pagine o frazioni di esse.

La mia proposta alle società di capitali?

Per il futuro iniziate ad organizzarvi per la digitalizzazione dei libri e registri, dei dichiarativi, ecc. e perché no anche dei libri sociali redatti, tenuti e conservati nella modalità digitale a norma.

Preparati, informatevi con competenza, investite sui nuovi processi!!

I libri delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee formati, tenuti e conservati in modalità digitale a norma garantiscono alla società di capitali maggiore trasparenza ed opponibilità a terzi.

Se interessati alla digitalizzazione dei libri e registri richiedete una consulenza o una sessione di formazione allo Studio F.Lupone, lo studio specializzato in Italia nella Digital Compliance!!

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